In uno dei più imponenti attacchi con droni ucraini mai condotti contro la città di Mosca, almeno quattro persone hanno perso la vita e diverse infrastrutture sono state danneggiate. L’offensiva ha riacceso il dibattito sulla possibilità che il crescente numero di operazioni ucraine in territorio russo possa finire per spingere il presidente Vladimir Putin a cercare una via d’uscita dal conflitto da lui stesso iniziato oltre quattro anni fa.
Secondo funzionari russi citati da Reuters, l’Ucraina ha lanciato centinaia di droni durante la notte tra 16 e 17 maggio, con le difese aeree di Mosca che ne hanno intercettati 81 diretti verso la sola capitale. Tre morti si sono registrati nella regione di Mosca (a Khimki e nel distretto di Mytišči), e un quarto nella regione di confine di Belgorod. Dodici persone sono rimaste ferite, e sono stati segnalati danni a edifici residenziali, mentre l’aeroporto Sheremetyevo di Mosca ha registrato detriti di droni ma nessuna grave interruzione.
“Al suono delle canzoni dell’Eurovision Song Contest, il regime di Kyiv, finanziato dall’Unione europea, ha compiuto un altro massiccio attacco terroristico”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, secondo quanto riportato dall’agenzia TASS.
Ritorsione ed escalation
L’assalto è avvenuto pochi giorni dopo che la Russia aveva effettuato il più pesante bombardamento con droni e missili su Kyiv dell’intera guerra, uccidendo decine di civili. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha esplicitamente presentato gli attacchi come una ritorsione giustificata, pubblicando un video dell’operazione.
“Le nostre risposte al prolungamento della guerra da parte della Russia sono del tutto giustificate”, ha dichiarato Zelensky. Ha inoltre aggiunto che l’Ucraina è ora in grado di colpire obiettivi a più di 500 km all’interno della Russia nonostante le dense difese aeree. “Stiamo dicendo chiaramente ai russi: il loro Stato deve porre fine alla sua guerra”.
Un possibile punto di svolta?
Sebbene il costo umano e materiale immediato in Russia resti limitato rispetto alla devastazione in Ucraina, l’impatto psicologico e simbolico di ripetuti attacchi in profondità riusciti contro Mosca è significativo.
Per oltre quattro anni, per preservare la propria base di potere, Putin ha deliberatamente mantenuto Mosca in gran parte isolata dalle realtà della guerra che ha lanciato, conservando un’illusione di normalità nella capitale russa. Questa strategia attentamente costruita sta ora visibilmente crollando sotto la pressione di attacchi con droni ucraini sempre più audaci che raggiungono la periferia della città.
Alcuni analisti e funzionari ucraini sostengono che questo cambiamento potrebbe rivelarsi decisivo. Dimostrando la capacità di colpire in profondità quella che la Russia considera la propria retrovia sicura – comprese infrastrutture energetiche, basi aeree e ora la stessa Mosca – l’Ucraina sta aumentando il costo interno della guerra per il regime di Putin. Negli ultimi mesi si è registrato un aumento nella produzione e nell’efficacia dei droni a lungo raggio ucraini, consentendo a Kyiv di colpire raffinerie, depositi e asset militari lontani dalle linee del fronte.
Resta incerto se ciò costringerà Putin ad avviare negoziati seri. La Russia continua a negare di prendere di mira i civili e accusa l’Ucraina di “terrorismo”, mentre prosegue la propria campagna militare. Tuttavia, la combinazione di pressione sul campo di battaglia, tensione economica dovuta alla perdita di entrate energetiche e vulnerabilità ormai visibili attorno a Mosca potrebbe spingere il Cremlino a riconsiderare i propri obiettivi massimalisti.
Quest’ultimo attacco sottolinea una tendenza più ampia: l’Ucraina ha acquisito una maggiore iniziativa nella guerra dei droni a lungo raggio, anche se i combattimenti terrestri restano logoranti e di attrito. Con entrambe le parti che si scambiano massicci bombardamenti aerei, il conflitto sembra entrare in una fase in cui nessuna delle due può proteggere completamente la propria popolazione o le aree di retrovia.
Sul fronte diplomatico, l’Ucraina si trova negli ultimi mesi in una posizione relativamente comoda, poiché la guerra in corso con l’Iran ha tenuto occupato il presidente Donald Trump altrove, impedendogli di interferire attivamente o di promuovere le sue consuete proposte di pace che favoriscono chiaramente la Russia.
Non si può escludere un possibile “evento cigno nero” – che si tratti di un diffuso dissenso interno o addirittura di un colpo di Stato al Cremlino – poiché, a quattro anni dall’inizio della guerra, lo Stato politicamente più debole sembra essere la Russia, non l’Ucraina.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

